i tageti illuminano lo spirito

lunedì, 09 novembre 2009

La collina dei ciliegi

Squillò il cellulare: era Pedalò. Aveva sentito l'urgenza di parlarmi di Lucio Battisti, voleva sapere cosa ne pensassi della Collina dei Ciliegi.Quale messaggio mi stava mandando la mia amica?Ascoltai e riascoltai la canzone per settimane.Conoscevo ormai le sue strofe a memoria:" E se davvero vuioi vivere una vita luminosa e più fragrante cancella quella supplica dagli occhi. Troppo spesso La saggezza è solo la prudenza più stagnante e quasi sempre dietro la collina c'è il sole": Ascoltando e riascoltando m'innamorai della strofa che parla di planate su boschi di braccia tese e delle brezze che dilagano su terre senza limiti e confini e di come ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini. Mi stava dicendo a modo suo molte cose: Che ci sono molti modi di vivere,e che noi , in fondo,siamo tutti figli dell'immensità, che le scalate fanno paura, ma se vai a vedere il nuovo paesaggio ti stupirà; che nulla si distrugge ma tutto si trasforma; che andar via non è mai un addio; che si può amare una persona o una cosa o una casa o una banda,e planare lo stesso su altri boschi perchè per andare avanti ci si lascia sempre qualcosa dietro, ma resta sempre dentro , perchè ormai è vita. Bisogna saper lasciar andare chi si ama, perchè anche quando sono con noi non ci appartengono.

scritto da: tageta alle ore 10:26 | link | commenti (9)
categorie:
venerdì, 30 ottobre 2009


scritto da: tageta alle ore 15:17 | link | commenti (29)
categorie:
venerdì, 23 ottobre 2009

streghe





ho incontrato una strega
una strega vera autentica
dalle chiome ispide e infuocate
naturale sortilegio
del rogo che le spetta

danzava da sola
sulla collina ignota del male
sotto un castagno dannato
disegnando figure ambigue
di orribili presagi

intorno a lei
tutto ardeva e bruciava
e da quella terra saccheggiata
si alzavano miasmi di zolfo
e un torrente orgiastico e scellerato
prendeva vita e si alimentava
straripando in un piacere sfrenato
da dedicare al sabba

ma ad un tratto
dai suoi occhi di sangue
ho scorto una lacrima virginale
che scivolava copiosa
sul suo volto illuminato
e le vidi assumere
l'aspetto di un angelo
dispensatore di gioia e di vita

ai miei occhi
sembrava tornata bambina
avida di insaziabile curiosità
dove ogni barriera viene spezzata
dall'impeto incosciente della giovinezza
e dal cinismo virile dell'orgoglio
che mai l'abbandoneranno
perchè lei è una strega puttana
con l'anima di acerba adolescente

marsel

scritto da: tageta alle ore 10:19 | link | commenti (32)
categorie:
domenica, 18 ottobre 2009

una triste esperienza

stracciatella

Al sabato , terminata la scuola, Irene , bimba di 10 anni, desidera andare dalla nonna  in collina. In questa stagione particolarmante bella si diverte ad andare nel bosco, per raccogliere castagne., oppure funghi, che la nonna le prepara con una polentina squisita. Le cucina le mele nella stufa a legna, cospargendole di zucchero, nonostante i miei rimproveri. Ma la nonna ama zuccherare tutto alla sua nipotina!
Ma c'è un motivo particolare, per cui la bimba deve andarci: sono i suoi gattini! La nonna è contraria a sterilizzare le gatte, poichè trova sia un intervento contro natura. Spazio ce n'è molto, così si tiene e regala tutti i gattini. Irene li conosce tutti, uno per uno, ha messo loro nomi di scienziati. Deve accudirli, coccolarli, altrimenti diventano selvatici, naturalmente li ama molto.
Ieri stava giocando con un''altra bimba di cinque anni, quando videro il cane boker dei vicini giungere di corsa. In un'altra occasione aveva sbranato un gattino, perciò Irene si prodigò in fretta per allontanare i mici, nonchè, saggiamente mandare  Maria dentro  casa, nel caso succedesse il peggio. All'improvviso vide newton (il gattino) immobilizzato ad un rete, il cane lo stava letterealmente sbranando.
Povera bimba!!!
 Piangendo ha scavato una buca, con una forca, così è stato ancora più difficile , poi ha preso il suo gattino insanguinato e lo ha sotterrato. Un grande coraggio, veramente.Io non ce l'avrei fatta di sicuro. Ma non era finita . Il proprietario del cane è arrivato di corsa , indemoniato, il cane vedendolo è fuggito all'interno della casa, dove è stato raggiunto, bloccato e picchiato. Questo è stato terribile, poichè Irene era tentata di inforcarlo, le sue lacrime, i suoi nervi ed il suo dolore le avevano provocato una forte agitazione.
Mi hanno telefonato per andare a prendere la bimba, che davanti al caminetto, in braccio a me come da piccina,con il suo orsetto si coccolava, chiedendomi come avrebbe potuto non soffrire così o dimenticare tutto questo. Che risposte dare, io stessa ho vissuto esperienze da piccola, che non ho ancora dimenticato, storie di maltrattamenti sugli animali. Le ho fatto capire che dimenticare non è facile , ma che con il tempo si soffre sempre meno, poichè i ricordi un po' sbiadiscono.  Neanche questo è proprio vero, certi ricordi rimangono intatti,così come i sentimenti che li caratterizzano.




Avevo ginocchia sbucciate,

che ancora

mi fanno male,

su strade bianche di ghiaia

(o forse era neve?)

tu mi posavi un bacio

chiuso sopra una lacrima,


 

Ricordo il candore dell'aria

ricordo il tuo fiato

raccolto negli anni di buio,

di fame,

lungo i filari dei gelsi

e d'uva e di fichi rubati.


 

La piega della tua bocca

il ruvido delle tue mani

tutto sta fermo qui

-tutto è qui dentro-

fisso

come un chiodo piantato.


 

E quello che avevi da dire

tu

lo dicevi con gli occhi

e quello che tu mi insegnavi

io lo capivo col cuore.

PADRE di Francesca05 


 


 



scritto da: tageta alle ore 20:58 | link | commenti (20)
categorie:

Ma chi ha detto che non c'è

 

aL MIO CARISSIMO AMICO "ILRITORNODELRE"  Ti ricordi questi tempi? Mio figlio ed i suoi amici, davanti al pc , con il cell. ed altre diavolerie, mi hanno detto:Ma vi sedevate sui muretti o per terra? Ma avevate la pentola per mangiare sull'asfalto, ma eravate sempre così incazzati? Non per niente siete tutti mezzi morti! Che fuoco avevamo dentro!


scritto da: tageta alle ore 19:59 | link | commenti (1)
categorie:
sabato, 17 ottobre 2009

C'era un innamorato...

C'era un innamorato che amava senza speranza. Si ritirò del tutto nella propria anima e gli apprve che il fuoco dell'amore l'avrebbe consumato.Perdette il mondo, non vedeva più il cielo azzurro e il verde bosco, il torrente per lui non frusciava, l'arpa per lui non suonava, tutto era sprofondato e lui era caduto in miseria. Ma il suo amore cresceva, ma lui avrebbe preferito morire e rovinarsi piuttosto che rinunciare al possesso della bella donna che amava. Sentì allora che il suo amore aveva bruciato in lui ogni altra cosa, e l'amore divenne potente e tirò e tirò. E la bella donna dovette obbedire, venne, e lui era lì a braccia aperte per attirarla a se. Ma quando gli fu davanti si era del tutto trasformata, e con un brivido egli sentì e vide che aveva attirato a se tutto il mondo perduto.Era davani a lui e gli si arrendeva, cielo e bosco e torrente, tutto gli veniva incontro in nuovi colori, fresco e splendido, gli apparteneva, parlava il suo linguaggio. E invece di conquistare soltanto una donna egli aveva tra le braccia il mondo inero, ogni stella del cielo ardeva in lui e scintillava voluttà nella sua anima.-Aveva amato e amando aveva trovato se stesso. Ma i più amano per perdersi.

 

Come imperfetto attore sulla scena

che per paura scorda la sua parte

o bestia piena di eccessiva rabbia

che non traduce in atto la sua forza,

io per insicurezza non ricordo

perfettamente il rito dell'amore

e forte del mio amore vengo meno

sotto il peso del mio potente amore:

Sia questo verso allora l'eloquenza

e il muto messo del parlante petto

che chieda amore e cerchi il contraccambio

più che lingua che più ha più vlte detto.

Leggi quello che zitto ha scritto amore:

Amore ha sguardo per potr sentire.

William Shakespeare

img067


scritto da: tageta alle ore 10:43 | link | commenti (11)
categorie:
giovedì, 15 ottobre 2009

Gaetano Barbella

Gaetano Barbella. Sull'intervento di Adele Desideri "È tutta colpa di Peter Pan"
 
16 Febbraio 2008
 

Se si dovesse liquidare la questione dei giovani, così com'è stata dipinta da Adele Desideri, con l'implicazione dei “neuroni-specchio” assunta da Assunta Di Gennaro, significherebbe ammettere un quadro ben peggiore di quello esposto dalla Desideri. Si vedrebbe un branco di scimmie al posto della nostra bella, ma svagata, gioventù.

Sappiamo che i “neuroni-specchio” attengono il risultato di un'entusiasmante esperienza del prof. Giacomo Ruzzolati dell'Università di Parma, che è stata posta in atto tramite dei test sulle scimmie. Naturalmente il risultato di questo test vale anche per le cellule del lobo parietale umano. Tuttavia per Devlin Keith, docente di Matematica al Saint Mary's College di Stanford – California – limitando il ragionamento sul piano del ragionamento matematico, il solo senso del numero è comune a vari animali compreso l'uomo, ma il ragionamento è esclusività dell'uomo. Ed è in virtù di ciò che ha origine la stessa facoltà cerebrale che gli consente di usare il linguaggio, ossia la capacità simbolica. Di qui l'astrazione per comprendere la realtà del mondo che gli permette di organizzarsi e così sopravvivere sulla Terra. Non poteva che essere questo il quadro iniziale dell'uomo dei primordi per il sorpasso al resto animale.

Dunque perché non immaginare che la generazione dei presunti “Peter Pan” in discussione abbiano i giusti geni capaci di cavarsela al momento in cui essi si imbatteranno in difficili situazioni di sopravvivenza? Ed è una situazione che coinvolge anche le loro “pessime compagnie” cui allude Assunta Di Gennaro.

 

Gaetano Barbella


 
 
Articoli correlati


scritto da: tageta alle ore 20:39 | link | commenti (5)
categorie:

Grazie Gaetano

 

Cara Taggeta,

è bello veder nascere un così bel fiore, quando poco prima al suo posto ho sotterrato con molta cura un seme nuovo nel giardino della cara Maria. Tu dici di essere un taggete di poche pretese ma sbirciando nel tuo blog ho scoperto invece che è bello stare dalle tue parti. Mi sono deliziato con l’aria di Bach e ho fatto fatica a rientrare a casa mia. Ma conto di ritornare da te e intrattenermi come faccio con piacere qui da Maria.

Ci accomuna l’amore per il “bambino” in noi ed è fondamentale averne cura e vederlo così crescere, perché lui ci parla.
In cambio colgo l’occasione per dedicare a te, a Maria e a tutti gli amici qui convenuti, uno dei diversi miei interventi nel giornale oneline TellusFolio.it. Si tratta dell’articolo «Gaetano Barbella. Sull'intervento di Adele Desideri "È tutta colpa di Peter Pan"», del quale ora riporto un mio commento supplementare. Clicca <a href="http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=index.php&cmd=v&id=5030">qui</a>.

«Il fanciullo eterno

Questo post, in realtà, è stato concepito come commento e per questo, per brevità, mi sono limitato a quel che ho esposto sul tema dei giovani d'oggi, effettivamente un po' fuori dal tempo. Ma ora ho l'opportunità di aggiungere ciò che avrei voluto, e che ho sacrificato malvolentieri, per lasciare intravedere il lato promettente a riguardo. È doveroso farlo per la buona pace di tutti.
Sentite cosa ne pensa Teresa Tonna [1], con alcuni stralci tratti da un suo articolo del 2000 sul tema in questione che vedrebbe coinvolto, a sua cagione, il fiabesco Peter Pan. Ma per bocca di questa valente scrittrice c'è da ricredersi sul suo cattivo influsso.
 
«Peter Pan o fanciullo eterno? La nostra societá si interroga sui giovani che non vogliono crescere e che, come Peter Pan, tendono ad evadere dalla realtà; ma esiste un atteggiamento dell'uomo che conserva l'aspetto positivo della fanciullezza, senza che divenga una fuga dalla realtà. [...]».  Ma di lui «ha parlato Giovanni Pascoli:
“Tu sei il fanciullo eterno, che vede tutto con meraviglia,  tutto per la prima volta”.
Chi è il fanciullo? Nel XX secolo, fanciullo è il poeta.
“Perché tu mi dici poeta? / Io non sono un poeta. / Io non sono che un piccolo fanciullo che piange”, scrive Sergio Corazzini. [...].
Il fanciullo ha un rapporto con la realtà fantasioso e immediato, è capace di associare i vari piani, di trascorrere da un regno della natura a un altro, sa che gli animali parlano, la luna ha occhi e bocca, dà un'anima agli oggetti ed è capace di immedesimarsi totalmente nel suo gioco. Il fanciullo sa giocare e non conosce la morte, se non nella sua dimensione di resurrezione. In noi tutti tale fanciullo rimane per tutti la vita e il suo sguardo scopre verità che all'adulto non è dato di conoscere. Ma noi siamo solo capaci di lasciarlo tacere, anzi spesso di togliergli la parola, perché siamo diventati adulti e razionali e sfidiamo l'esistenza con un'angoscia quotidiana che i secoli che ci hanno preceduto ignoravano. [...].
Se parlasse il nostro fanciullo ci direbbe cose inquietanti e meravigliose. Prima di tutto che il nostro cervello è impazzito e ha travisato tutto, perché gli è stata tolta la possibilità di sognare. Ci direbbe che non di solo pane vive l'uomo, ma di sentimenti, prima di tutto d'amore; che non c'è cosa più bella per un bambino di qualcuno che si occupa di lui, facendolo saltare sulle ginocchia e portandolo a fare una passeggiata in un prato. Ci direbbe che la vita è più sopportabile come fanciulli, perché la cosa più importante è vivere, vivere bene è in pace, vivere in compagnia delle persone che si amano, e il denaro, il potere, il successo non riescono a sconfiggere la morte, ma la morte è invece sconfitta dall'amore e dalla fiducia nella resurrezione.
Ma, chissà, forse qualcosa potrebbe cambiare... chissà che nella nuova era il fanciullo, nauseato da questi adulti incapaci di vivere, impasticcati, affannati e fragili, abbia il coraggio di venir fuori da solo. Magari con una astuzia, segno della sua intelligenza, riuscirà ad avere ragione della loro violenza e a riemergere intatto nella sua eterna bellezza. Teresa Tonna».
 
Gaetano Barbella
 
[1] – Teresa Tonna è una psicologa, docente in materie letterarie presso l'Istituto d’istruzione Superiore “C. Tenca” di Milano. L'articolo è stato pubblicato sul Giornale di Brescia, il 18 gennaio 2000.

Ecco che si fa luce su ciò che ti preme far capire, cara Taggete che insegni ciò che prima d’altro conta: «... che la bellezza sta nelle cose semplici». E così quel Peter Pan ti fa dire:
«Sono più miti le mattine e più scure diventano le noci e le bacche hanno un viso più rotondo. La rosa non è più nella città. L'acero indossa una sciarpa più gaia. La campagna una gonna scarlatta. E anch'io, per non essere antiquata, mi metterò un gioiello.»
 
Gaetano

  utente anonimo


#17   15 Ottobre 2009 - 14:33
 
Mi sono accorto che il rimando al link non era corretto. Rimedio sperando di far bene.

Clicca <a target="_blank" href="http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=index.php&cmd=v&id=5030">qui</a>.

Gaetano
  utente anonimo

#18   15 Ottobre 2009 - 14:40

scritto da: tageta alle ore 16:42 | link | commenti (14)
categorie:
mercoledì, 14 ottobre 2009

troppo tardi

Venni con ansia timida, sommesso scongiurandoti, ma del mio ingenuo fuoco ridesti, e del mio amore facesti gioco. Si chiese quale fosse stato il momento in cui smise di toccare il raso, la seta, sentirlo scivolare fra le dita, appoggiarlo sulla guancia come una sottile carezza. Quando smise, si chiese, di aprire quel cassetto, dove alla rinfusa si trovavano indumenti che le scivolavano addosso, facendola sentire sensuale, attraente, il momento in cui i suoi occhi la guardarono serio dicendole: Non mi piace, non sta bene, spogliati e basta, quanti anni avrà avuto? Era giovanissima e si stendeva su di lui baciandolo dolcemente, scorreva il suo corpo rigido, il suo cuore non accellerava i battiti, il suo respiro non si faceva più veloce. Era l'atto in se che contava.Gli disse che aveva ascoltato una canzone bellissima, mentre lui non c'era, accendeva lo stereo per fargliela ascoltare, lui spegneva subito quella musica dicendo:"Da te non m'interessa." Era giovane, quando lo vedeva fermo in piedi, lo abbracciava, ne aspirava il profumo, ma le sue braccia restavano immobili, lungo i fianchi. Nella vita erano altre le cose importanti, non fare i ruffiani! Visse sentendosi in colpa, visse con un nodo alla gola che non l'abbandonava mai, scusandosi in continuazione, con la perpetua paura di sbagliare sempre. Quando lui morì, lei andò in un'isola della Scozia, dove vengono sepolti tutti i Re, portò le sue ceneri, in quel prato dai fili d'erba sbattuti dal vento del Nord. Si chiese quando non guardò più le matite colorate per gli occhi, quando smise di provare le tonalità di rossetti, quando sua madre forse le dsse: "-Vai a cercare uomini?" -Ti vesti di rosso e sei vedova?-Non ti vergogni?- Perchè mai sei contenta? Perchè sorridi?- Quando smise di sorridere, quando uscire di casa non aveva senso, quando i colori dell'alba l'avrebbero perdonata, poiche lei si sentiva in colpa, lei sbagliava. Quando comparvero quelle occhiaie ed il suo viso impallidi, quando iniziò a sentirsi così stanca, tanto stanca. Quando smise di cercare. Si chiese tutte queste cose, trascinandosi nella vita presa da un meccanismo. Si sentì come nel finale del film "Il Titanic" Quando in mezzo al buio dell'oceano, corpi esanimi scomparivano nelle gelide acque, e degli uomini gridavano con delle torcie" C'è nessuno, C'è nessuno!!" Lei lo gridava dentro di se.

scritto da: tageta alle ore 19:28 | link | commenti (9)
categorie:

Il vessillo della libertà

"Il 7 ottobre del 2006, 3 anni fa, una coraggiosa giornalista russa. Anna Politkovskaja, morì amazzata sul pianerottolo di casa, le buste della spesa in mano. Due sicari l'avevano aspettata, nell'ombra, e freddata. Non avrebbe mai più scritto di genocidio ceceno e degli agghiacianti crimini dei soldati russi nel Nord del caucaso. Un anno dopo un gruppo di ragazze fondò una piccola associazione, Raw in War (Reach All Women In War, "( Raggiungere tutte le donne in guerra), per ricordare Anna le cento, mille donne che in ogni parte del mondo si battono, a mani nude, con le parole, contro l'ingiustizia e l'opressione.Azar Nafisi ,, scrittricce Iraniana dice:" vivo fuori dall'Iran dal 2007 e come milioni di Iraniani mi sento oltraggiata da un sistema che ti priva dei tuoi diritti. Nabokov diceva che le società autoritarie tengono i cittadini in ostaggio con i lacci del cuore. NON SEI LIBERO SE GLI ALTRI NON LO SONO. Le donne sono diventate il vessilo della libertà. Hanno l'empatia , sentono nella carne il dolore delle vittime. La cosa migliore della battaglia per i diritti umani è che è universale, trascende i confini. Puoi nascere in russia ed essere vicina alle donne di altri Paesi che non hai mai incontrato. La lotta prende diverse forme nei diversi paesi, ma alla base c'è sempre l'idea di libertà, L'IDEA CHE OGNI INDIVIDUO HA IL DIRITTO DI COMPIERE LIBERAMENTE IL PROPRIO DESTINO. In questo siamo tutti uguali. Anna Politkosskaia scriveva fatti che, pur nella loro durezza, DIVENTAVANO POESIE; in Iran le donne parlano e pubblicano riviste. DIRE LA VERITà: è da lì che si parte. Se sappiamo la verità e non facciamo nulla, diventiamo complici. la domanda di chi soffre è sempre:MA LO SANNO, FUORI, CIò CHE STà SUCCEDENDO? E' TUTTO QUELLO CHE ABBIAMO. L'UN L'ALTRO. Da Vanity Fair

scritto da: tageta alle ore 11:10 | link | commenti (3)
categorie:

Sono più miti le mattine e più scure diventano le moci e le bacche hanno un viso più rotondo.La rosa non è più nella città.L'acero indossa una sciarpa più gaia. La camapgna una gonna scrlatta.E anch'io, per non essere aniquata, mi metterò un gioiello.

Chi sono

Utente: tageta
Nome: ... ...
un tagete di poche pretese, in tutte le tonalità del giallo,fino al marrone bruciato e,come piccoli soli porto in giardino l'allegria e la nostalgia.Insegno che la bellezza sta nelle cose semplici

Categorie

Partecipano

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte