
Avevo ginocchia sbucciate,
che ancora
mi fanno male,
su strade bianche di ghiaia
(o forse era neve?)
tu mi posavi un bacio
chiuso sopra una lacrima,
Ricordo il candore dell'aria
ricordo il tuo fiato
raccolto negli anni di buio,
di fame,
lungo i filari dei gelsi
e d'uva e di fichi rubati.
La piega della tua bocca
il ruvido delle tue mani
tutto sta fermo qui
-tutto è qui dentro-
fisso
come un chiodo piantato.
E quello che avevi da dire
tu
lo dicevi con gli occhi
e quello che tu mi insegnavi
io lo capivo col cuore.
PADRE di Francesca05
aL MIO CARISSIMO AMICO "ILRITORNODELRE" Ti ricordi questi tempi? Mio figlio ed i suoi amici, davanti al pc , con il cell. ed altre diavolerie, mi hanno detto:Ma vi sedevate sui muretti o per terra? Ma avevate la pentola per mangiare sull'asfalto, ma eravate sempre così incazzati? Non per niente siete tutti mezzi morti! Che fuoco avevamo dentro!
C'era un innamorato che amava senza speranza. Si ritirò del tutto nella propria anima e gli apprve che il fuoco dell'amore l'avrebbe consumato.Perdette il mondo, non vedeva più il cielo azzurro e il verde bosco, il torrente per lui non frusciava, l'arpa per lui non suonava, tutto era sprofondato e lui era caduto in miseria. Ma il suo amore cresceva, ma lui avrebbe preferito morire e rovinarsi piuttosto che rinunciare al possesso della bella donna che amava. Sentì allora che il suo amore aveva bruciato in lui ogni altra cosa, e l'amore divenne potente e tirò e tirò. E la bella donna dovette obbedire, venne, e lui era lì a braccia aperte per attirarla a se. Ma quando gli fu davanti si era del tutto trasformata, e con un brivido egli sentì e vide che aveva attirato a se tutto il mondo perduto.Era davani a lui e gli si arrendeva, cielo e bosco e torrente, tutto gli veniva incontro in nuovi colori, fresco e splendido, gli apparteneva, parlava il suo linguaggio. E invece di conquistare soltanto una donna egli aveva tra le braccia il mondo inero, ogni stella del cielo ardeva in lui e scintillava voluttà nella sua anima.-Aveva amato e amando aveva trovato se stesso. Ma i più amano per perdersi.
Come imperfetto attore sulla scena
che per paura scorda la sua parte
o bestia piena di eccessiva rabbia
che non traduce in atto la sua forza,
io per insicurezza non ricordo
perfettamente il rito dell'amore
e forte del mio amore vengo meno
sotto il peso del mio potente amore:
Sia questo verso allora l'eloquenza
e il muto messo del parlante petto
che chieda amore e cerchi il contraccambio
più che lingua che più ha più vlte detto.
Leggi quello che zitto ha scritto amore:
Amore ha sguardo per potr sentire.
William Shakespeare

| Gaetano Barbella. Sull'intervento di Adele Desideri "È tutta colpa di Peter Pan" | |
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16 Febbraio 2008
Se si dovesse liquidare la questione dei giovani, così com'è stata dipinta da Adele Desideri, con l'implicazione dei “neuroni-specchio” assunta da Assunta Di Gennaro, significherebbe ammettere un quadro ben peggiore di quello esposto dalla Desideri. Si vedrebbe un branco di scimmie al posto della nostra bella, ma svagata, gioventù. Sappiamo che i “neuroni-specchio” attengono il risultato di un'entusiasmante esperienza del prof. Giacomo Ruzzolati dell'Università di Parma, che è stata posta in atto tramite dei test sulle scimmie. Naturalmente il risultato di questo test vale anche per le cellule del lobo parietale umano. Tuttavia per Devlin Keith, docente di Matematica al Saint Mary's College di Stanford – California – limitando il ragionamento sul piano del ragionamento matematico, il solo senso del numero è comune a vari animali compreso l'uomo, ma il ragionamento è esclusività dell'uomo. Ed è in virtù di ciò che ha origine la stessa facoltà cerebrale che gli consente di usare il linguaggio, ossia la capacità simbolica. Di qui l'astrazione per comprendere la realtà del mondo che gli permette di organizzarsi e così sopravvivere sulla Terra. Non poteva che essere questo il quadro iniziale dell'uomo dei primordi per il sorpasso al resto animale. Dunque perché non immaginare che la generazione dei presunti “Peter Pan” in discussione abbiano i giusti geni capaci di cavarsela al momento in cui essi si imbatteranno in difficili situazioni di sopravvivenza? Ed è una situazione che coinvolge anche le loro “pessime compagnie” cui allude Assunta Di Gennaro.
Gaetano Barbella |
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Sono più miti le mattine e più scure diventano le moci e le bacche hanno un viso più rotondo.La rosa non è più nella città.L'acero indossa una sciarpa più gaia. La camapgna una gonna scrlatta.E anch'io, per non essere aniquata, mi metterò un gioiello.
è bello veder nascere un così bel fiore, quando poco prima al suo posto ho sotterrato con molta cura un seme nuovo nel giardino della cara Maria. Tu dici di essere un taggete di poche pretese ma sbirciando nel tuo blog ho scoperto invece che è bello stare dalle tue parti. Mi sono deliziato con l’aria di Bach e ho fatto fatica a rientrare a casa mia. Ma conto di ritornare da te e intrattenermi come faccio con piacere qui da Maria.
Ci accomuna l’amore per il “bambino” in noi ed è fondamentale averne cura e vederlo così crescere, perché lui ci parla.
In cambio colgo l’occasione per dedicare a te, a Maria e a tutti gli amici qui convenuti, uno dei diversi miei interventi nel giornale oneline TellusFolio.it. Si tratta dell’articolo «Gaetano Barbella. Sull'intervento di Adele Desideri "È tutta colpa di Peter Pan"», del quale ora riporto un mio commento supplementare. Clicca <a href="http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=index.php&cmd=v&id=5030">qui</a>.
«Il fanciullo eterno
Questo post, in realtà, è stato concepito come commento e per questo, per brevità, mi sono limitato a quel che ho esposto sul tema dei giovani d'oggi, effettivamente un po' fuori dal tempo. Ma ora ho l'opportunità di aggiungere ciò che avrei voluto, e che ho sacrificato malvolentieri, per lasciare intravedere il lato promettente a riguardo. È doveroso farlo per la buona pace di tutti.
Sentite cosa ne pensa Teresa Tonna [1], con alcuni stralci tratti da un suo articolo del 2000 sul tema in questione che vedrebbe coinvolto, a sua cagione, il fiabesco Peter Pan. Ma per bocca di questa valente scrittrice c'è da ricredersi sul suo cattivo influsso.
«Peter Pan o fanciullo eterno? La nostra societá si interroga sui giovani che non vogliono crescere e che, come Peter Pan, tendono ad evadere dalla realtà; ma esiste un atteggiamento dell'uomo che conserva l'aspetto positivo della fanciullezza, senza che divenga una fuga dalla realtà. [...]». Ma di lui «ha parlato Giovanni Pascoli:
“Tu sei il fanciullo eterno, che vede tutto con meraviglia, tutto per la prima volta”.
Chi è il fanciullo? Nel XX secolo, fanciullo è il poeta.
“Perché tu mi dici poeta? / Io non sono un poeta. / Io non sono che un piccolo fanciullo che piange”, scrive Sergio Corazzini. [...].
Il fanciullo ha un rapporto con la realtà fantasioso e immediato, è capace di associare i vari piani, di trascorrere da un regno della natura a un altro, sa che gli animali parlano, la luna ha occhi e bocca, dà un'anima agli oggetti ed è capace di immedesimarsi totalmente nel suo gioco. Il fanciullo sa giocare e non conosce la morte, se non nella sua dimensione di resurrezione. In noi tutti tale fanciullo rimane per tutti la vita e il suo sguardo scopre verità che all'adulto non è dato di conoscere. Ma noi siamo solo capaci di lasciarlo tacere, anzi spesso di togliergli la parola, perché siamo diventati adulti e razionali e sfidiamo l'esistenza con un'angoscia quotidiana che i secoli che ci hanno preceduto ignoravano. [...].
Se parlasse il nostro fanciullo ci direbbe cose inquietanti e meravigliose. Prima di tutto che il nostro cervello è impazzito e ha travisato tutto, perché gli è stata tolta la possibilità di sognare. Ci direbbe che non di solo pane vive l'uomo, ma di sentimenti, prima di tutto d'amore; che non c'è cosa più bella per un bambino di qualcuno che si occupa di lui, facendolo saltare sulle ginocchia e portandolo a fare una passeggiata in un prato. Ci direbbe che la vita è più sopportabile come fanciulli, perché la cosa più importante è vivere, vivere bene è in pace, vivere in compagnia delle persone che si amano, e il denaro, il potere, il successo non riescono a sconfiggere la morte, ma la morte è invece sconfitta dall'amore e dalla fiducia nella resurrezione.
Ma, chissà, forse qualcosa potrebbe cambiare... chissà che nella nuova era il fanciullo, nauseato da questi adulti incapaci di vivere, impasticcati, affannati e fragili, abbia il coraggio di venir fuori da solo. Magari con una astuzia, segno della sua intelligenza, riuscirà ad avere ragione della loro violenza e a riemergere intatto nella sua eterna bellezza. Teresa Tonna».
Gaetano Barbella
[1] – Teresa Tonna è una psicologa, docente in materie letterarie presso l'Istituto d’istruzione Superiore “C. Tenca” di Milano. L'articolo è stato pubblicato sul Giornale di Brescia, il 18 gennaio 2000.
Ecco che si fa luce su ciò che ti preme far capire, cara Taggete che insegni ciò che prima d’altro conta: «... che la bellezza sta nelle cose semplici». E così quel Peter Pan ti fa dire:
«Sono più miti le mattine e più scure diventano le noci e le bacche hanno un viso più rotondo. La rosa non è più nella città. L'acero indossa una sciarpa più gaia. La campagna una gonna scarlatta. E anch'io, per non essere antiquata, mi metterò un gioiello.»
Gaetano